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L’impresa più rilevante che Biagio Bellotti (Busto Arsizio, 1714-1789) compì nel borgo natale fu la decorazione della volta del presbiterio e dell’abside di San Giovanni Battista, la chiesa di cui era canonico. L’abilità e la sensibilità dell’artista qui si rivelano in modo compiuto così che il severo spazio controriformistico progettato dal Richini venne trasformato anche grazie alla sua sensibilità e alla perizia dei maestri marmorini e minusierida lui contattati per gli arredi quasi in una “cappella di corte”, come giustamente scrisse Mina Gregori. A far da fondale alla macchina preziosa dell’altare, realizzato dai Buzzi di Viggiù con gli angeli bambini scolpiti da Elia Vincenzo su suo disegno, il Bellotti dipinse dal 1754 sulla parete dell’abside il Battesimo di Cristo che si lega, in alto, con la raffigurazione del Paradiso nel catino absidale e con la Gloria di San Sabino sulla volta del presbiterio. Proprio dal Paradiso e dalla Gloria si può intendere come e quanto il Bellotti aderì alla lezione di G.B. Tiepolo: in siffatte scene il canonico-pittore dilatò lo spazio, aprendolo al di là di un’aerea balconata finta nella pittura e inondandolo di luce siderea. In questo cielo rivelato dal sipario rosso tirato da un angelo indaffaratissimo nell’impresa, si dispongono nelle pose più improbabili e svanite angeli e putti avvolti in panni “marezzati e striati alla veneziana” e quasi senza peso se possono stare appoggiati su nubi di bambagia. All’artista bustese  non si può non riconoscere qui il piacere di essersi sbizzarrito a inventare una rappresentazione del Paradiso di ricco effetto scenografico sostenuto da una sensibile abilità illusionistica. Questa é rilevabile non solo nelle estrose quadrature che non si sa mai se attribuire a lui o al prospettico Antonio Agrati, che aveva lavorato col Bellotti a Saronno e a Nerviano, ma anche nei gesti e nelle pose degli angeli, belli e paffuti e sempre pronti a lanciarsi in voli a rotta di collo. Più solenne e compassato, anche per i rimandi alla pittura dei maestri lombardi del Seicento, é il Battesimo di Cristo nelle acque del Giordano che occupa la parete intiera dell’abside, dove la disposizione sfoggia sapientemente efficaci primi piani alle estremità e soffuse lontananze al centro, proprio come usava il Tiepolo. Da: Giuseppe Pacciarotti, Decorazione a Busto Arsizio nel Settecento,                                                                        in “Paragone Arte”, LI, n. 601 (marzo 2000)
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A sinistra di San Giovanni è la chiesa battesimale di San Filippo Neri, costruita nel 1749-51, della quale il canonico Belletti pare fosse architetto e pittore: una chiesa a pianta quadrata, dotata di altare con sovrapposta raffigurazione del santo titolare, affiancata da un vano con il ciborio battesimale. Contiene due belle tele del Cinquecento, una delle quali rappresenta il battesimo di Gesù. Modificata dentro e fuori nell'Ottocento, questa chiesa a triplice funzione - è chiesa, è battistero, ma è anche cappella funeraria in quanto contiene cinque tombe e un ossario - è stata riportata, quanto all'interno, alla sua disposizione originaria nel 1992-95 con la ricollocazione del fonte nella sua posizione iniziale, con il recupero del suo ciborio in legno che era finito altrove, con il ripristino del "sacrario ".
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